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Le donne, i media e il berlusconismo (che non è finito)
In molti criticano, bollandoli di incoerenza/ipocrisia, giornali come La Repubblica che appoggiano iniziative come ‘Se non ora quando’, sono in prima linea contro lo sfruttamento del corpo delle donne come merce e poi accettano pubblicità che “usa” il corpo delle donne come oggetto. Lei cosa ne pensa?
Penso che i giornali non riescono a sopravvivere senza pubblicità, al momento. Penso che sarebbe molto bello che i pubblicitari uscissero a loro volta da un frame che non corrisponde alle donne reali. Penso anche che molte giornaliste, dall’interno dei quotidiani, stiano combattendo le loro battaglie in questo senso. E penso che un obiettivo miglioramento ci sia stato, anche fra i creativi. Quello che è urgente, invece, e che chiedo da anni, è che ci si incontri tra lavoratori dell’informazione per riflettere su informazione e genere: il problema è che molti colleghi temono come la peste una simile eventualità e agitano lo spettro del politicamente corretto. Che non c’entra nulla: si tratta semplicemente di prendere atto che non si può continuare ad applicare alla descrizione e alla narrazione del femminile il metro del “colore”.